Ragazzi Selvaggi, Sogni febbrili di violenta innocenza.
Abbozzando il progetto per una utopica Accademia, William Burroughs, che disprezzava l’insegnamento così com’era impartito nelle università americane, accennò all’idea di introdurre nelle aule una scrittura geroglifica semplificata: «Lo scopo è il decondizionamento delle reazioni verbali automatiche tramite l’insegnamento a pensare per immagini. Lo studente impara a guardare prima di parlare. Quando si sarà appreso a usare le parole invece di essere usati da esse, diventerà facile dominare ogni altra materia». Per l’autore del Pasto nudo il linguaggio non era un codice naturale, né un amnio avvolgente e neppure era l’aria condivisa in cui ci muoviamo tutti costruendo il senso, ma un avversario subdolo da disarticolare e abbattere. Un virus che trova un punto di equilibrio con l’organismo che ha invaso e il cui unico scopo è l’autoreplicazione di se stesso, trascinando l’uomo in un gelido ingranaggio di risposte automatiche. Tra il 1967 e il ’69, a Tangeri e a Londra, Burroug...














Commenti
Posta un commento