Abbozzando il progetto per una utopica Accademia, William Burroughs, che disprezzava l’insegnamento così com’era impartito nelle università americane, accennò all’idea di introdurre nelle aule una scrittura geroglifica semplificata: «Lo scopo è il decondizionamento delle reazioni verbali automatiche tramite l’insegnamento a pensare per immagini. Lo studente impara a guardare prima di parlare. Quando si sarà appreso a usare le parole invece di essere usati da esse, diventerà facile dominare ogni altra materia». Per l’autore del Pasto nudo il linguaggio non era un codice naturale, né un amnio avvolgente e neppure era l’aria condivisa in cui ci muoviamo tutti costruendo il senso, ma un avversario subdolo da disarticolare e abbattere. Un virus che trova un punto di equilibrio con l’organismo che ha invaso e il cui unico scopo è l’autoreplicazione di se stesso, trascinando l’uomo in un gelido ingranaggio di risposte automatiche. Tra il 1967 e il ’69, a Tangeri e a Londra, Burroug...
Questo mi è parso proprio un bel principio, un inizio al contrario... tiepido appena in quella notte che avrebbero dovuto essere fiamma, calor bianco in questi assolati pomeriggi. Un nuovo inizio è. Be' bisogna dire che all'inizio c'è sempre l'inizio, quando si passa al poi e all'eppoi eppoi, eppoi, lì sì che diventa una vera sfida, è là che solo gli arditi s'avventurano in sillabe e consonanti che hanno il pregio di essere delle totali menzogne future. Verità l'istante prima, menzogna quello successivo. Rammento un altro inizio, quello sì che fu folgorante. Ma. Ma alcune persone non sono persone, sono solo giochi di prestigio. Illusioni. E nei doppiofondo della gabbia dorata e scintillante, stai tranquillo che alla fine dello spettacolo troverai una colomba schiacciata. Egoismo meccanico, utilitarismo a molla. Opportunismo. E solo un filo di trucco sulle sue belle labbra. Però c'è sempre la mamma, che ha l'Alzheimer. Benzedrino, Bologna 20...
Eravamo vivi, eravamo giovani, non volevamo cambiare lo status quo, volevamo cancellarlo. Eravamo amici ed eravamo colmi di stupore e interesse per la vita, la vita che non fosse quella dei nostri padri. Eravamo affamati ed eravamo pazzi. Doveva essere a cavallo tra il settantasette e il settantanove, a Londra era da poco esploso il punk. L’aria vibrava. Il selciato era infiammato. E noi eravamo pronti a bruciare. Eravamo Max il biondo , Robby Robs , io, il Bandito, Test detto Chiodo e un pugno di altri amici amati tra i tantissimi fratelli di furia. Tra noi c’erano dei grandi e c’erano dei bastardi. Fummo spavaldi e fummo disperati fino alle estreme conseguenze; alcuni di noi morirono subito, spazzati via nel giro di un paio di anni. Pagammo t utti un prezzo altissimo. Tra i più ricordi intimi di quegli anni, a parte Il Biondo che era quasi più di un fratello, oggi il mio pensiero corre a qu...
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